Privacy Hub: un canale Telegram interamente dedicato alla privacy

I contenuti di Telegram crescono ogni giorno ad un ritmo esponenziale.

A fianco a canali piuttosto spassosi ( e con diverse centinaia di iscritti), ve ne sono altri veramente utili.

Oggi desidero presentarvene uno a cui mi sono prontamente iscritto.

Grazie allo strenuo lavoro di Ryu91, ha visto la luce recentemente il canale Telegram  Privacy Hub

Ecco le sue parole in merito:

“La privacy è un’argomento importantissimo che dovrebbe trovarsi sulla bocca di tutti!”

Questo è proprio quello che pensiamo anche noi di LinuxHUB.it.
Certo, il servizio che hai scelto di portare avanti è impegnativo: come ti è venuto in mente?

“Io leggo molto frequentemente informazioni relative alla privacy: semplicemente faccio ciò che già facevo ma pubblicamente!”

Riesci a fare tutto da solo?

“Ho un fido collaboratore, Mirko”

Cosa ti proponi di fare con il canale?

“Tenere informati i miei followers sull’importanza dell’argomento e quindi della loro sicurezza.”

Come giudichi la situazione privacy attuale?

“Instabile, semplicemente instabile”

Ci piace la tua diplomazia…

Come mai hai scelto Telegram per offrire questo servizio a tutti noi?

“Telegram è un sistema efficiente con cui trasmettere informazioni, il top nel settore. E ha ulteriori potenzialità di migliorarsi”

Perché non una pagina Facebook, come tutti?

“ai 1000 iscritti ci farò un pensierino”

A chi già critica il fatto che pubblichi notizie relative anche a Windows, cosa rispondi?

“Gli utenti Windows hanno maggior ragione nel preoccuparsi per la propria Privacy!!!” *

Con questa, Ryu, hai vinto tutto il montepremi!

Buon lavoro a tutela della nostra privacy!

Per iscriversi al canale: https://telegram.me/privacyhub

  • citazione di Mirko

E se volessimo cambiare DE?

Una cosa a cui non sono affatto abituati gli utenti Windows e Mac, è quella di scegliere l’aspetto della scrivania: o meglio il DE. Mentre in GNU/Linux si può scegliere tra vari Desktop Environment: con somma gioia di alcuni e massima dannazione di altri. Mate, Xfce, Gnome, Plasma, Unity, etc sono una delle scelte che si presentano agli utenti del pinguino.

Essendo immerso nel progetto Unit, che basa il proprio Desktop su Gnome 3.24, ho deciso di installare quest’ultimo nel mio sistema Arch.

Avendo sempre poco tempo, il metodo che uso per provare ed imparare è quello di usare il prodotto testato nella vita di tutti i giorni.

Così ho fatto per deepin in vista della live del 5 maggio

Stessa cosa per approfondire la mia conoscenza di Gnome, capire cosa può fare e cosa si può riuscire a farli fare. Questo perché vorremmo mantenere quanto di buono è già stato fatto dal team di Gnome e modificare o creare dal nulla solo quello che sarà l’esperienza utente di Unity 7  nello Unit Desktop.

Avrei dovuto quindi abbandonare Mate e non solo… Si perché Gnome si appoggia su Wayland, il server grafico del futuro e per apprezzarlo al meglio ho deciso di abbandonare il classico Xorg che già era installato. * Che fare? Reinstallare da pulito il tutto?

               No: Con Arch non serve!!

I comandi da dare

Prima di disinstallare Mate e Xorg ho voluto disinstallare Sddm, che è il login manager in Qt che stavo usando da quando precedentemente avevo provato Plasma.

Sddm va rimosso con

pacman -R sddm

e disabilitandone definitivamente l’avvio dando

 sudo rm /etc/systemd/system/display-manager.service

questo perchè altrimenti non riuscirete ad abilitare l’avvio automatico del prossimo login manager che sceglierete.

Per disinstallare Mate basta dare

 pacman - Rsc mate

e

pacman -Rsc mate-utils

(per chi, come me le aveva installate)

Mentre per disinstallare il server grafico Xorg va dato

pacman -Rsc xorg-server

e

 pacman - Rsc xorg-server-utils

(per chi come me le aveva installate)

Pronti per il nuovo DE

GNOME

per installare Wayland basta un comando:

pacman -S weston

per capirci di più sul funzionamento e sulle differenze da Xorg leggete qui

se avete letto la Wiki, avrete saputo che non tutte le applicazioni si interfacciano con Wayland (son rimaste poche comunque) per questo è opportuno dare anche

pacman -S xorg-server-xwayland

Incredibile,ma basta questo. Ora avete il famoso Wayland installato e funzionante nel vostro sistema!
E Gnome? No, non mi son dimenticato, è che è talmente semplice:

pacman -S gnome
sudo systemctl enable gdm.service

Vedete che potenzialità ha Arch? E come le cose sembrino difficili, ma in realtà si tratta di pochi comandi? (che fra l’altro potete copiare: grazie a chi scrive guide come queste)
E allora, cosa aspettate? Sotto a provare tutti i De che più vi piacciono!

*(Di rimuovere Mate e Xorg è stata una mia scelta per avere più pulizia:in realtà si potrebbe anche avere più DE nello stesso sistema e sceglierli all’avvio. Ad esempio tramite Login Manager. In questo caso il mio dubbio era sul far convivere due ambienti che abbisognano dei due diversi server grafici e ho preferito non intrigare troppo la faccenda.)

☕ #pausacaffè – Storia di un problema che solo l’amore (per Arch) e Google han potuto risolvere

Quando mi esprimo circa l’utilità del saper scavare in Google, a volte vengo preso per un lavativo.

Come che non voglia scervellarmi per aiutare altri a risolvere i loro problemi.

Quello che sto per raccontarvi però, è il migliore esempio che io possa condividere su quanto proficuo possa essere scandagliare il web.

Il problema

Al tempo del mio approccio con Arch, dopo le mille configurazioni, indecisioni,  prove e ripensamenti, passai ad analizzare più in fino il risultato ottenuto.

Avevo installato Arch con un DE completo (Xfce), su un computer fisso con scheda grafica integrata collegata alla Tv. E che Tv: un Samsung Syncmaster P2270HD. risoluzione Full HD tramite collegamento Hdmi; il massimo dello sballo per i tempi!

Questo nei miei progetti, perché in realtà si vedeva proprio male: sigh.  L’uscita segnalava i 1920, ma il risultato erano font tremolanti e sbiaditi che facevano schifo. Eppure, se collegavo il computer portatile si vedeva bene. Era riconosciuta la risoluzione del laptop, che è di 1366x 768 e i font rendevano al meglio.

Quindi, usando il metodo scientifico, feci mentalmente una check list: il monitor funziona in quanto riproduce suono e immagini,  l’ingresso Hdmi riconosce correttamente le risoluzioni, il cavo Hdmi collegato al portatile trasmette…

La ricerca della soluzione

Da una parte remota del subconscio salì l’angosciante dubbio : che sia colpa di Arch? “Nooo non può essere” (da leggere con tono drammatico, tipo quando apprendete del cambio di squadra del vostro calciatore preferito o peggio,ma questo lo sapete voi. Cioè se esiste qualcosa di peggio!)

Mi misi a navigare fra forum, mailing list, wiki e qualsiasi cosa lo scibile umano possa comprendere e apprendo che, si, Arch non ha una grande resa dei font: anzi..

“Ah, credi mi dia per vinto?” dissi guardandomi nel riflesso del monitor.  E allora sotto con Aur e la patch Infinitaly, che pareva la soluzione ai miei mali con le sue ricercatissime sfaccettature. Troppo facile: “era da immaginare che in Arch non si possa semplicemente installare e risolvere” pensai. Sotto quindi con le varie configurazioni della patch (tutte: non so se mi spiego!) ma no, non funzionava: sempre font sbiaditi che facevano venire male alla testa. Che nervoso!

“Comunque si sa, che Arch non è per tutti” era il mio mantra. Anche se mi sembrava che la fatica superasse il gusto (come si dice a Faenza). La convinzione iniziava a vacillare… “Ma chi me lo fa fare con questo Arch” “Ma non ci saranno modi migliori per passare il tempo” Etc. etc.

Visto però che il cuore non conosce ragioni, in realtà passai a configurare personalmente Xfce: quindi sotto con dconf, settare hinting , subpixel e a scrivere file di configurazione fonts.conf.

Tutto inutile, non sapevo dove sbattere la testa!

La soluzione

Decisi di tentare  ancora una volta con Google e impostai come ricerca la sigla del monitor, visto che umanamente  su Arch avevo configurato tutto il possibile.

Ebbene, in un forum francese, trovai una frase nella quale si faceva riferimento a rinominare la sorgente nel menù del monitor. In poche parole si deduceva che il monitor riproducesse correttamente qualsiasi fonte collegata tramite Hdmi, eccetto che alla massima risoluzione.

“Cosa centrerà mai rinominare la sorgente ?”, mi chiesi. “Dopotutto sarà il segnale trasmesso a produrre il risultato” , pensai con scetticismo. Comunque, visto che ormai avevo provato di tutto, decisi di provare: tanto…

Come si farà mai, però, a rinominare una voce tramite il telecomando? Incredibile, ma vero, esiste un sotto-menù “modifica nome” nella voce “elenca sorgenti”. Per arrivarci dovetti dare fondo alle ricerche su internet in tutte le lingue…

Il resto ve lo siete già immaginati, vero? Rinominata la sorgente in HDMI-PC, si vedeva tutto alla perfezione. Una soddisfazione che non vi dico:  mi balzò l’idea di lasciarlo acceso per sempre!

Se non avessi voluto così bene ad Arch, avrei desistito e non sarei qui a raccontarvi questa esperienza che ci insegna principalmente una cosa:

             Non è mai colpa di Arch!

☕ #pausacaffè – La ram? Sfruttatela!

Usare di più la ram? No, sfruttarla meglio!

Sapete che la memoria ram è il componente su cui il sistema scrive più velocemente?

E allora facciamolo scrivere lì e  allunghiamo la vita ai nostri SSD e hard disk.

Come fare?

Collocare i file temporanei in ram è una buona idea. Si tratta infatti di file che servono al funzionamento delle varie applicazioni, ma che  non importa siano salvati a fine sessione: quindi cosa può esserci di meglio che la ram come posizione? Le applicazioni vi avranno accesso velocemente e risparmieremo scritture su scritture sui nostri dischi (solidi o magnetici che siano).

Una buona notizia: se usate Arch, di default è già impostato così! Se usate altre distribuzioni, aggiungete

tmpfs /tmp tmpfs nodev,nosuid 0 0 

al vostro file   /etc/fstab.      (per un esauriente spiegazione leggete qui)

Un altro modo per sfruttare la memoria ram è quello di usarla al posto della swap. Ovvero di usare al minimo la partizione di swap. Magari voi penserete  “E se non la usassimo per niente, la swap?” “Tanto ormai, i pc hanno generose dotazioni di ram” Ebbene, la partizione di swap è comunque necessaria per avere l’opzione di  sospendere il sistema: cosa che è apprezzata specialmente nei portatili. [E da me!] Una scelta equilibrata può essere di impostare l’uso della swap al minimo. Per far questo, mettete mano al terminale e create il file  /etc/sysctl.d/99-sysctl.conf dando il comando:

sudo nano /etc/sysctl.d/99-sysctl.conf  

Al suo interno scrivete la riga:

vm.swappiness=10 

Per tenere sotto controllo l’uso della memoria e della swap potete usare il comando:

free -m 

Il piatto forte

Ma, è o non è la navigazione internet l’ attività che più ci impegna al pc? Tutto ormai passa dal browser?

Certo! E allora cosa può esserci di meglio che mettere in ram il profilo del browser? E di non perdere addirittura nulla allo spegnimento per via di una sincronizzazione?

Questo è quello che fa l’apprezzatissimo script PSD : disponibile per Arch e derivate, Fedora, Ubuntu, Gentoo, Debian jesse e Slackware.

Io lo uso da sempre ed è una delle prime cose che installo in una distro.

PSD sincronizza il profilo del browser in ram, mentre per la cache avete due soluzioni:

  1. spostare la cartella cache nella cartella profilo e creare un link simbolico alla vecchia posizione: in questo modo usando PSD ci penserà lui.
  2. settare il browser in modo che lo faccia autonomamente.

Per settare Chromium, affinché all’avvio carichi in ram la cache, il comando è il seguente:

chromium --disk-cache-dir=/tmp/cache 

potete lanciarlo da terminale, ma io vi suggerisco di inserire il comando nel lanciatore del menù: in questo modo non ci penserete più.

Per caricare in ram la cache di Firefox invece procedete così:

nella barra degli indirizzi digitate

about:config 

ora cliccate due volte sulla riga che riporta l’opzione

browser.cache.disk.enable 

verificate che sia diventata “false”

ora verificate che l’ opzione

browser.cache.memory.enable 

sia impostata su “true”.

Per altri browser che probabilmente usate, non li cito perché son tanti e ognuno ha il suo, potete consultare direttamente le loro pagine di consultazione.

Oppure contattatemi che li setteremo insieme.

Quindi che fate lì impalati?

Di corsa a sfruttare la ram!

☕ #pausacaffè – Io e il terminale

Se io uso il terminale lo devo a Misterredman del forum di FreeNas.  Fu lui ad incoraggiarmi illustrandomi le potenzialità della riga di comando.

Ero molto titubante,ma aveva ragione. Non lo ringrazierò mai abbastanza.

D’altronde non avevo mai usato niente che non fosse Windows(buuuuh) e ora mi trovavo a dover “parlare” con un computer senza schermo!

Come saprete FreeNas è un sistema operativo che gestisce, ottimamente direi, nas casalinghi; e quindi senza schermo, tastiera o mouse. Certo era disponibile l’interfaccia web, ma le varie maschere, per quanto ben fatte, non possono competere con l’immediatezza dei comandi da terminale.

I primi comandi

Fu così che, sempre con l’aiuto di zio Google, imparai a dare i primi comandi e a comprendere i loro output. La vera difficoltà del terminale infatti era per me di capire se il comando fosse andato a buon fine. Non si vedono barre colorate riempirsi o finestre di dialogo susseguirsi , ma le risposte sono termini da comprendere.

E allora ai miei primi timidissimi “chown” e “chmod” si susseguivano innumerevoli “ls -al”.  Che ricordi!

Le dita erano pesanti, il fiato sospeso: ogni singola digitazione pareva dovesse essere su un pulsante di autodistruzione della casa, ah ah ah!

Ma, poi, che scoperta e che potere! Il terminale, anziché un nemico ed un ostacolo si rivelò un alleato potentissimo: finalmente  la possibilità di capire cosa stava succedendo, del perché non si avviassero alcuni programmi e di come fossero configurate le varie funzioni. E allora, da cosa nasce cosa, passata la paura, via con le prime distribuzioni GNU/Linux fino ad approdare in breve tempo alla mia amata Arch. Tanto ,pensai,”se di Arch viene obiettato che ci sia da usare troppo il terminale” per me è una scusa che non vale,giusto?

Oggi

Oggi ho una visione più equilibrata riguardo l’uso del terminale, forse, ahimè per via dell’età. Pavucontrol l’ho installato, non setto più  ogni volta le uscite e i volumi da riga di comando!

Però, ad esempio, quando voglio vedere un film , perché non intervenga il salvaschermo un bel ” sleep 1; xset s off -dpms ” lo digito.

A dir la verità poi, non digito più neanche tanto. Come sapete infatti il terminale tiene memorizzati gli ultimi comandi e quindi nella stragrande maggioranza delle volte, mi basta premere il tasto “su” 3 o 4 volte fino a raggiungere il comando desiderato e premere INVIO.

Per amore di cronaca dando “history” i comandi più digitati nel mio sistema sono:

yaourt -Syua (appena accendo, aggiorno)

sudo paccache -rk 1 (e poi pulisco)

sudo fstrim -v /  (ho una ssd)

sleep 1; xset s off -dpms (mi piacciono i film)

Quindi, che fate li impalati?  Usate il terminale e prendete possesso del vostro sistema!

Linux? Profuma di libertà!

A me piace Linux per vari motivi,ma soprattutto per lo spirito che genera.
In che senso? Tutto quello che ruota attorno a Linux ha un sapore di scoperta della verità, di emancipazione, di condivisione, di aiuto reciproco e anche di parecchio entusiasmo.
In pieno spirito web si condividono soluzioni,idee,suggerimenti; questo perché oltre che utenti siamo dei supporter del pinguino! Sapere di poter contare su community, forum, pagine facebook, wiki ,video tutorial,mailing list, bot Telegram etc. dà una grande tranquillità che ci permette di sperimentare ulteriormente e di alzare l’asticella della nostra conoscenza ancora più in alto. E molto spesso ci sentiamo spinti ad aiutare altri che sono alle prime armi o non ancora ferrati in specifici ambiti. Chi usa Linux non sarà mai solo!
Un vortice ascensionale di positività come pochi se ne trovano in questo vecchio mondo.
Tutto questo non ha prezzo,ma un bellissimo risultato: software per tutte le esigenze,sicuro, funzionale,libero. con ampia assistenza. E, il che non guasta, nella stragrande maggioranza dei casi risulta essere gratuito.
Come avrete capito non sono preoccupato di quella che alcuni chiamano “frammentazione”.
Questa grande voglia di fare ,che produce GNU/Linux, è giusto che sia lasciata sfogare nella creazione di ambienti grafici, fork, remix e chi più ne ha più ne metta.Sono competenze che si sommano, si aggiungono. Stimoli!
Pensate che secondo la mia opinione, ad esempio, usare il DE di deepin in Arch o Manjaro fa parte di quelle cose che ci elevano nettamente dal “resto del mondo”;impensabili per utenti delle finestre o della mela rosicchiata(“mancante di una parte” ah ah). Sarebbe anche difficile da spiegare,ad un neofita, che si può benissimo usare solo una parte di un sistema operativo. E si, la parte che si desidera!Poi che ci sia di meglio che il DE di deepin su Arch,non si discute!
Qualcuno penserà ad un mero capriccio, ho visto storcere il naso per qualcuno che al contrario ha installato Cinnamon sulla distribuzione deepin, ma è proprio questo quel profumo di libertà che fa innamorare di GNU/Linux tutti coloro che ne colgono lo spirito.
Non si tratta di essere hacker o cracker,ma di realizzare i propri desideri, di soddisfare le proprie necessità a livello informatico. Poi,con Linux, nulla è per sempre.
Si, perché tutto è liberamente migliorabile!

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